5 giugno. Un minipost

Rimane comunque curioso che nel m5s, dopo la sonora mazzata alle europee, con tre milioni di voti persi, con un sindaco e 12 ballottaggi su 700 Comuni (di 4100) in cui si sono presentati, con 2 regioni perse su due, non sia rotolata una singola testa.

Anzi, dato che alcuni eletti erano portaborse, dato che Messora è destinato a gestire la comunicazione a Bruxelles, si sono liberati nuovi posti.

Si vocifera, a dire il vero, che potrebbe saltare Biondo, identificato come il redattore del documento “segreto” che analizzava l’esito del voto e che avrebbe fatto incazzare Grillo e Casaleggio, ma per ora tutto tace. Casalino non è messo in discussione, anzi pontificò “l’analisi del voto è roba da vecchia politica, lasciamo che la facciano gli altri.

Intanto, di fatto, nulla cambia nel m5s, la “coerenza” ormai è cocciutaggine. Addirittura si ricomincia con l’hashtag.

Per la cronaca, dopo le politiche, che pure lo hanno visto (anche qui, nonostante la balla mediatica propagandata dai krikri), primo partito in termini di voti, il PD azzerò i vertici, e pose in essere una Segreteria di transizione fino al Congresso. E, forse, un pochino degli undici milioni di voti del PD alle Europee arriva anche da quello. Perchè, può piacere o meno, il PD ha compreso che la “linea Bersani” era debole nello scenario uscito dalle urne l’anno scorso.

Il m5s no, continua con il suo cerchio tragico, con i Casalino, i Messora, i Nikilnero etc. Al limite si può far fuori, anche questo in continuità con il passato, qualche voce critica. Currò, Pizzarotti? Staremo a vedere.

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