giorno 339 – a sua insaputa

stasera rubo brutalmente un commento letto sulla pagina “noi che non voteremo il movimento 5 stelle” a firma Erica DG.

Mamma mia quanto se la tirano sulla “La Cosa”. Ho commesso questo errore, ve lo confesso: ho ascoltato per una mezz’oretta La Cosa, la radio on line di Beppe Grillo. Sembrava, ad un certo punto, un cinegiornale Luce dei tempi del fascismo: non si faceva altro che elencare, con tono gagliardo, i “successi” del M5s in parlamento e le virtù combattenti e morali dei suoi parlamentari. L’implacabile Di Battista di qua, la severa e inquisitoria Lezzi di là, lo straordinario Nuti, ecc…. Insomma, persone “fuori dalla norma”, “eroi”, “cittadini dotati di eccezionali doti politiche ed umane”, politici capaci di “imprese fuori dal comune” (ad un certo punto, ho creduto, per come ne parlavano, che Di Battista fosse Lenin e che la Lezzi, di cui, perdonatemi, ignoravo perfino l’esistenza, fosse Aung San Suu Kyi) E quali sarebbero gli straordinari successi? Tizio ha presentato un ordine del giorno, Caio una proposta di legge, sempronio ha umiliato il “piddino” in televisione, tutto il gruppo si è opposto, non ha votato una certa proposta di legge, ha presentato un emendamento. Cioè, le eroiche imprese sono, stringi stringi, la normale attività parlamentare di un qualsiasi gruppo parlamentare e la normale attività politica di un qualsiasi politico. Visto, però, che ai redattori del La Cosa diffettano la grammatica e l’inventiva, mi permetto di offrire loro questo cinegiornale grillino scritto da me medesima:

“Roma, martedì 17 novembre 2013. Grande giornata per la rivoluzione a 5 stelle. Il cittadino Di Battista, come aveva più volte annunciato, ha pronunciato in aula il suo durissimo discorso contro la casta dei parlamentari. La memoranda giornata, tuttavia, non ha lesinato pericoli al nostro eroico cittadino. Egli, infatti, uscito di casa per recarsi in parlamento doveva tosto fronteggiare la minaccia della perfida borea novembrina, che, in combutta con i nemici della nazione, spesso ha provocato raffreddori e influenze ai nostri coraggiosi combattenti. Superando questo primo periglio con robusta sciarpa e imbottito paltò, l’implacabile cittadino affrontava, poi, una violenta azione contro-rivoluzionaria messa in atto dai commessi del parlamento, i quali, mebri anch’essi della casta, aprivano i portoni della Camera con aria indolente e sediziosa, manifestando implicitamente tutta la loro riprovevole opposizione alla marcia trionfale del nostro glorioso movimento. Il Di Battista, memore degli insegnamenti del Caro Leader, respingeva questa vile e spregevole congiura superando la prestigiosa soglia del parlamento con lo sguardo fiero e il passo romano, causando così sconforto e sperdimento tra i commessi cospiratori. Un avanzata degna delle gloriose giornate del Piave durante la Grande Guerra. Non pago dei pericoli testé scampati, il nostro indefesso cittadino sfidava, con strenuo sprezzo della vita e tra gli sguardi preoccupati dei suoi compagni, l’aula del parlamento, che la stampa tendenziosa della casta vanamente si ostinava a rappresentare semivuota e assonnata, pronunciando un discorso durissimo, in cui svelava le radici demo-pluto-massoniche della casta dei partiti. Qualcuno, temendo per la sua salute, gli gridava “pensa a Matteotti”, ma l’eroico Di Battista respingeva tali premure con gesti ginnici e sguardi fieri. Al termine del discorso applauditissimo, qualcuno dei parlamentari del nostro movimento, rapito da cotanta prova di coraggio, manifestava gagliardo le sue certezze: la rivoluzione è vicina.”

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