giorno 134 – Le regole si rispettano sempre. O quasi.

Quando fu il momento di organizzare la cacciata di Favia e Salsi i grillini invocavano la violazione delle regole interne al m5s. Poco altro era dato di sapere. Quale regola? Statuto, Non Statuto, numero di norma?
Nulla, un semplice “lo sanno tutti” era più che sufficiente. In effetti sulla partecipazione in tv non c’è mai stato alcun vincolo scritto. Era una consuetudine. O meglio, la consuetudine, perpetrata fin’ora quando la mordacchia è allentata (i grillini, ma mai di prersenza, sono un po’ dappertutto, l’ultimo che ho visto parlava su rainews di internet commentando la vicenda Di Cataldo…) è quella che si va a condizione che non si critichi il padrone o si sia solidali con chi è già stato bollato come eretico.
Non a caso quando Biolè prese posizioni di solidarietà con Salsi, offesa in maniera poco civile (si parlò di punto G stimolato in tv ed altre cose del genere) scattò anche per lui il problema delle regole: avendo avuto due mandati precedenti al m5s alle spalle andava tolto di mezzo.
Anche in questo caso il fatto che la cosa fosse nota da tempo non interessava. Che addirittura fosse scritto (documento reperibile in rete) in postilla alla richiesta di essere messo in lista non fu presa in considerazione. Pare addirittura che Bertola, all’epoca massimo esponente grillino overo capogruppo in COmune a Torino, fosse in contatto con Biolè e lo avese rassicurato via mail per una positiva soluzione della questione.
Nulla da fare. Anche grazie all’impegno del collega Bono, per Biolè la strada era segnata, andava anche lui (ed è stato) cacciato con disonore.
Ma almeno in questo caso, benchè sotto deroga tolta alla bisogna, una violazione c’era.
E per tutti e tre si chiese, ovviamente inascoltati, di bypassare anche la Costituzione: fuori dal gruppo, di conseguenza fuori anche dalla carica. Altro che gruppo misto, altro che articolo 67 della Costituzione (che secondo gli studiosi si deve considerare esteso ad OGNI carica monocratica). Stessa richiesta, con stesso esito, per tutti gli epurati/dimessi dal partito di proprietà di Grillo.
Anche su questo, benchè i grillini neghino, è scritto chiaramente sui documenti ufficiali: Grillo è l’unico titolare dei diritti d’uso del simbolo elettorale (che sarebbe più opportuno definire marchio). Biolè infatti ha ricevuto, e credo sia stato lo stesso anche per gli altri, una diffida legale a mezzo posta all’uso del simbolo. Altro che partito politico. Già all’epoca parlai di franchising della democrazia, altro che partito/mpvimento politico.
Le regole quindi, scritte o meno che siano sono il caposaldo grillino, non ci si sposta, le deroghe sono date a scadenza, anche se non espressa (di Biolè si disse che gli fu concesa perchè all’epoca non si era in grado di completare la lista, ma ora il Consigliere non serviva più…)

MA

Allora la nuova “battaglia” grillina come va letta?

Ieri, trovata su un giornale on line, è stato postato il solito caso umano, ripreso più volte dai social collegati al blogghe: un pizzaiolo è stato multato per 5000 euro per aver servito ai tavoli.
Lo stasso ammette che la sua licenza non lo permette.
Quindi? Teoricamente nulla di cui parlare, ha violato, consapevolmente una regola, e ne paga le conseguenze, o no? NO, perchè l’esercente asserisce che si tratta di un “ecesso di gentilezza”, che c’erano solo quei clienti, etcetera.
Ovviamente per i grillini comincia la battaglia antisistema, la colpa non è di chi viola le regole, ma di chi, piaccia o meno, quelle regole fa rispettare. La cifra è assurda (e si potrebbe discuterne, ma non è sicuramente un problema degli agenti della polizia municipale che hanno rilevato l’infrazione), se gli stessi agenti vedessero uno spacciatore… (solita illazione), parenti del Sindaco hanno un locale analogo (altra illazione, ancora peggiore) e così via.
Ma le regole valgono sempre o alla bisogna?
Bisogna leggere il blogghe la mattina presto per saperlo.

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