giorno 103 – RSF starà già prendendo appunti.

Contro gossipari e pennivendoli l’unica difesa è questa:

L’ultimo lancio facebook della “notizia”. Quello precedente è ancora peggiore (non a caso è messo in evidenza…)

Il Parlamento è il luogo più sacro, di una sacralità profana, della Repubblica Italiana, ma è sconsacrato ogni secondo, ogni minuto, frequentato impunemente, spesso senza segni di riconoscimento, da folle di gossipari e pennivendoli dei quotidiani alla ricerca della parola sbagliata. Il Parlamento non è un bordello, questa è la mia proposta:

Quindi i giornalisti profanano il Parlamento per il solo fatto di metterci piede? Parrebbe di si, non a caso (presentando i 40 minuti di conferenza stampa, da vedere su lacosa, ospitato, casualmente sul blog grillino), i toni sono sempre gli stessi…

Carla Ruocco, M5S, in diretta ora: “Mi sento attaccata e insultata da voi giornalisti”

Ma cosa ha detto Grillo di tanto clamoroso?

1 – Prologo biblico, che male non fa, ma rende più solenne la stronzata di la’ da venire:

Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del Tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: “Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato” Dal Vangelo secondo Giovanni

Il grillino è Gesù ed i giornalisti  i mercati del tempio? No, dai, non è possibile… Eppure:

Il Parlamento è il luogo più sacro, di una sacralità profana, della Repubblica Italiana, ma è sconsacrato ogni secondo, ogni minuto, frequentato impunemente, spesso senza segni di riconoscimento, da folle di gossipari e pennivendoli dei quotidiani alla ricerca della parola sbagliata, del titolo scandalistico, del sussurro captato dietro a una porta chiusa. Qualche deputato li scambia talvolta per colleghi e parla, parla per ritrovare sul giornale quella che credeva una conversazione privata. Mercanti di parole rubate. Taci, il giornalista ti ascolta! Si nascondono ovunque. L’unica difesa è il silenzio, il linguaggio dei segni. I giornalisti non possono infestare Camera e Senato e muoversi a loro piacimento. Vanno disciplinati in spazi appositi, esterni al Palazzo. Per un’intervista chiedano un appuntamento, come si usa tra persone civili, non bracchino i parlamentari per le scale o al cesso. All’ingresso di Montecitorio e di Palazzo Madama va posto un cartello “No gossip. Il Parlamento non è un bordello.

Si, i grillini, per bocca di Grillo (tecnicamente l’articolo non firmato è responsabilità del direttore, chiedere a Sallusti se non è così), chiedono che in Parlamento i media non ci mettano piede. E tutta la storia della trasparenza? Ed il “voglio essere intercettato?” E tutta la trita tiritera sulla libertà di Stampa? Propaganda, perchè quando si fanno domande scomode ai grillini la reazione è quella della Ruocco, quando cercano di fare il loro lavoro (bene o male è un altro paio di maniche), li cacci dal palco (non si contano più episodi del genere, hanno toccato più o meno tutte le antenne), se portano le telecamere nelle tue piazze, istighi la tua folla a coprirle. Ironicamente con cartelli che scrivono “Italia al 69mo opsto per la libertà di Stampa…
Tranquilli, il prossimo anno, anche grazie a gesti del genere quel posto, già poco lusinghiero, rischiamo di sognarcelo. E comunque questi atteggiamenti del m5s contro i media sicuramente entreranno a far parte del dossier sull’ Italia delle agenzie che quelle classifiche redigono.

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