giorno 96 – MoVimento 5 espelle

Prima ancora della cacciata ufficiale di Favia e Salsi già si immaginava che la blasfemia è un peccato mortale in casa grillina: Bugani e Piazza si sono allontanati, palesemente schifati dalla collega quando questa prendeva la parola in Consiglio Comunale, e la stessa non fu invitata a partecipare al video periodico in cui il gruppo illustrava i lavori grillini in Consiglio Comunale. Si parlò per quest’ultimo caso di un disguido tecnico, la storia insegna che i problemi tecnici capitano troppo sistematicamente in momenti cruciali della vita grillina per essere casuali.

Dalle riunioni importanti (ad esempio quella che ha confermato la linea dell’ortodossia in sede di Consultazioni con Bersani o l’annullamento di quelle per decidere sul Presidente della Repubblica) alle decisioni interne (la querelle sugli scontrini o i processi agli eretici) la tecnologia non aiuta i grillini, intoppi e disguidi tecnici fanno sì che alla fine le riunioni si tengano sempre a porte chiuse. In alternativa si trasforma un errore del software in attacco hacker (i parlamentari grillini quando il DNV ha fatto sospendere le quirinarie).

Ma, al netto della tecnologia, quando viene emessa una fatwa chi la contesta rischia di suo. Fabrizio Biolè esprime solidarietà alla Salsi per come è stata trattata da Grillo e Bono (suo capogruppo in Regione Piemonte) ed ecco che si scopre che ha due mandati politici alle spalle e che quindi va cacciato. Detto e fatto. Peccato solo che dei due mandati (in lista civica, in un comune di 500 anime) ufficialmente aveva reso noto lo staff nazionale del m5s (= Casalgrillo), mettendo nota nella domanda di iscrizione in lista. E pare, addirittura che la cosa sia stata concordata con Torino, nella persona del capogruppo in Comune Vittorio Bertola. Si parlò di scambio di mail e telefonate per risolvere la questione.

Ma Biolè era solidale con un’infame, bollata addirittura dal suo (fedelissimo, infatti piazzerà tre “dei suoi” in Parlamento scatenando le ire di Bertola, che i suoi non li ha visti eletti, ne’ in lista) sodale, quindi tutta la documentazione (reperibile in rete) diventa carta straccia. Nemmeno l’onore di un “processo” pubblico o privato. Lettera dell’ avvocato che revoca l’autorizzazione all’uso del marchio e via con la fase due dell’invettiva: la base chiede (invano) le dimissioni per sostituire Biolè con un altro grillino meno ribelle.

Ridicolo poi chi in quel contesto ricordava che la deroga valeva perchè all’epoca si doveva comunque completare le liste, ma nel frattempo il m5s era cresciuto quindi, retroattivamente, c’erano delle regole da rispettare.

[l’espulsione formale di Favia e Salsi avverrà mesi dopo…]

 

Analoga sorte toccherà probabilmente alla DEPUTATA Pinna, rea di essere stata solidale con l’epuranda Gambaro. Epuranda perchè, pilatescamente, nella “solita” riunione a porte chiuse (si dice dopo intervento diretto di Grillo, anche se c’è chi parla di decisione dal forte impatto psicologico che si voleva risparmiare al popolo del web) si è deciso di non decidere, ma di demandare, come da procedure, ai 45 mila aventi diritto al voto telematico.

Il comunicato ufficiale:

“L’assemblea riunita dei parlamentari M5S di Camera e Senato ha deciso a larga maggioranza: sarà la rete ad avere l’ultima parola. Noi siamo semplicemente la punta di diamante che lavora per tutti i cittadini che ci hanno portato in Parlamento. Se gli attivisti ritengono che la senatrice Gambaro abbia sbagliato è giusto che possano esprimere la loro opinione e che questa venga rispettata dai gruppi parlamentari. La senatrice Gambaro oggi in assemblea inizialmente non voleva parlare, poi ha letto un suo scritto ed è andata via. Non è stato quindi possibile avere un confronto e ciò ha influito negativamente sul giudizio dell’assemblea. Ora vogliamo lavorare in pace e smetterla di parlare di “gossip“.” Riccardo Nuti e Nicola Morra, capigruppo M5S per Camera e Senato

Perfino il criceto si rifiuta di commentare.

INtanto la Gambaro entrava in riunione scortata da un paio di colleghi che controllavano che no parlasse, come in effetti farà, con i giornalisti, leggeva il comunicato e rimetteva la testa sul ceppo.

Ceppo che divide con la Pinna, di cui oggi si ricorda essere stata eletta con 100 voti. Curioso che lo faccia chi (di Stefano, vedi post di ieri) alla conta risulta essere più o meno su quella cifra.

 

Della riunione poco si sa, ovviamente, ma la “larga maggioranza” conta

  • 42 contrari alla cacciata
  • 9 astenuti
  • 30(circa) assenti

Che, malcontati rappresentano quasi la metà dei parlamentari 5 stelle. Ma l’aritmetica non è GGente, quindi 70 su 160 è larga maggioranza per Nuti e Morra. Nel mondo normale non sono nemmeno la metà degli aventi diritto, e nemmeno contando i soli presenti la mozione è stata schiacciante (79 su 130 presenti fa il 60.7%).

Ciò basta, ora la rete sovrana deciderà. Quindi nulla è deciso…. [AHAHA… risate crasse del criceto…]

E chi è amico del nemico diverrà a sua volta nemico.

Dopo la Gambaro, la Pinna, Currò sempre pronto… Ne resterà soltanto uno.

Intanto il post odierno è un’invettiva contro Civati, accusato di essere l’oscuro manovratore della scissione tra talebani (cito da facebook, accostarli ai talebani…o ra al Queda si incazza davvero) e dissidenti. Lui smentisce, ma il sondaggio grillino totalizza circa 1500 voti, stranamente in tempo reale (per sapere i dati delle quirinarie ci sono voluti mesi), tutti click per il blog, sui cui proventi ancora tutto tace…

Ma è aperta la campagna per il found raising per il ballottaggio siciliano… la politica a costo zero ancora una volta si fotte.

il merdone di diritto al pro grillo day… un centinaio circa di ultratalebani pronti a rivendicare la sudditanza a Grillo, attaccato concentricamente. Ogni riferimento ad analoghe manifestazioni partitico-padronali davanti ad aule di Giustizia è casualmente voluto.

 

Un ringraziamento ad Ornella R. per aver citato quello che è diventato il titolo del post ufficiale di stasera.

Annunci