giorno 67 /2

L’ articolo 49 della Costituzione della repubblica Italiana recita:

Tutti i cittadini hanno diritto ad associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale

E, magari basterebbe solo quello. Ma siamo in Italia, e il dibattito sulla sua applicazione è in pieno svolgimento:

In queste ore sta tornando alla ribalta, come avviene ciclicamente da 70 anni, l’appello per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in risposta alla crisi dei partiti. Oggi tocca ai Formattatori, guidati dal sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo, ma pochi giorni prima era l’Italia dei Valori ad indicarla come la via maestra, preceduto dal Partito Democratico.

OOOPS. Il criceto mi fa notare che questo articolo de “l’ Occidentale” è del 27 giugno 2012. Risparmio la lettura dell’intero testo (reperibile su http://www.loccidentale.it/node/117353 ), ma si evince che una legge di riforma dei partiti è una delle urgenze del Paese, anche perchè dalla mancanza di chiare norme in merito sottendono parte degli scempi della “CASTA”, come ad esempio quelli su cui ha indagato Report nella sua scorsa puntata. Ma c’è un ma… l’inchiesta si riferisce a TUTTI, e solo uno tira fuori il Disegno di legge proposto da Finocchiaro-Zanda-Latorre-Casson-Pegorer, in data 22 Marzo 2013 (atto S260), che mira, nell’ottica di risolvere la questione, ad un riordino delle norme sui partiti politici, per realizzare il metodo democratico di cui alla Costituzione.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/17/DDLPRES/698741/index.html?stampa=si&part=ddlpres_ddlpres1

(il link al testo completo).

Ovviamente quello che è salito su tutte le furie è, tanto per cambiare il Movimento 5 stelle, che ha battezzato il DdL come “antigrillo”, perchè richiede ai partiti che siano figure giuridiche, con organismi di democrazia interna e gestione trasparente dei fondi. Chi non rispetterà questi (ed altri) requisiti no si potrà presentare alle elezioni.

Il mondo grillino va su tutte le furie, vogliono bloccarci, e lo stesso Grillo, dal suo blog, ricatta e minaccia:

Il MoVimento 5 Stelle non è un partito, non intende diventarlo e non può essere costretto a farlo. Se la legge anti MoVimento di Finocchiaro e Zanda del pdmenoelle sarà approvata in Parlamento il M5S NON si presenterà alle prossime elezioni.

 

I partiti si prenderanno davanti al Paese la responsabilità di lasciare milioni di cittadini senza alcuna rappresentanza e le conseguenze sociali di quello che comporterà.

Eppure basterebbe dotarsi di democrazia interna e trasparenza nei conti… Cose che, tra l’altro chiedono agli altri, onde evitare che si ripetano le ruberie (Lusi, Fiorito), o che fondazioni e think tank tengano i cordoni della borsa dei fondi (pubblici o meno) destinati ai partiti politici.

Ma ciò che deve valere per gli altri, per il m5s è tabù. E questa volta non basta dichiarare che si è rinunciato ai rimborsi elettorali (quando per la legge in vigore, articolo 5  L96/2012 non se ne ha diritto) per mettersi l’animo in pace e fare manifesto di alterità. Ebbene, i requisiti minimi valgono (se il DdL venisse approvato) per tutti, ed anche il M5S si dovrà dotare di un collegio di garanti. Inimmaginabile per Grillo, proprietario del marchio, che gestisce con il PS (=Puoi Sparire) prima, ora con il “fuori dalle balle” seguito da lettera del legale che toglie l’uso del marchio.

Il M5S si comporta così, come un brand che concede l’uso al franchising che lo richiede. E la cosa stucchevole è che il grillino ne fa pure sfoggio. Addirittura, al già stringente patto di fedeltà dei parlamentari, pare che in Valle d’Aosta il contratto preveda norme ben più restrittive, tra cui il divieto assoluto di avere reddito da lavoro diverso da quello politico durante la legislatura. Se da un lato Stefano Ferrero dice che non si può lavorare part time nella vasca degli squali, il criceto mi chiede che ne sarà di chi ha un’attività, magari famigliare. Cederà le quote? O semplicemente non ha diritto di esistere per i grillini?

Domande che difficilmente avranno risposta, come difficilmente si potrà vedere la fattura del notaio che ha registrato l’ “associazione Movimento 5 stelle”, a nome del nipote, avvocato, di Grillo. Al modico costo, a detta dello stesso Grillo, di 140 mila euro. Forse la cifra è comprensiva della “chiamata notturna”. Grillo dice infatti che è stata costituita nottetempo per pararsi il culo dagli attacchi della casta.

E se non vuole proprio produrre la fattura, almeno indichi il nome del notaio, che non vorrei trovarmi a firmare un rogito e poi dovermi vendere la casa per pagare la parcella….

Il merdone a chiudere (si spera) la stucchevole polemica con il Ministro dello Sport e delle Pari Opportunità. L’ “un po’ tedesca”, alla domanda del tg3 sulla questione, glissa, e preferisce parlare del numero verde antiviolenza. A lei i complimenti per la lezione di buona politica e “fair play” (probabilmente imparato nell’attività agonistica che ha letteralmente svolto fino a ieri, assieme alla carriera politica), il merdone a chi ha definito la sua nomina a Ministro “un po’ da scemi” E si tiene quelli del fascismo buono, delle mooncup e dei microchip sottocutanei.

 

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